I PUGNI DI DELIO ROSSI: IL PRODOTTO DI UN MONDO CALCISTICO INTOSSICATO


Il gesto di Delio Rossi, oltre ad essere la risposta ad una stupida e inopportuna provocazione, è la testimonianza di come il mondo del calcio italiano sia come un corpo intossicato, soggetto ad una serie di tensioni crescenti, nonché ad una molteplicità di interessi pesanti che spingono le persone a gesti inappropriati”.



Lo afferma il deputato di Futuro e Libertà Claudio Barbaro che aggiunge:


Per questo motivo, nonostante l'episodio dell'altra sera non debba essere guardato con indulgenza, voglio esprimere la solidarietà all'uomo e al professionista; una carriera come la sua non può finire per un episodio che, per quanto condannabile, è il prodotto delle storture di questo sistema calcio, da cui non possono che provenire lezioni macchiate da ipocrisia.


Questo dovrebbe indurre le istituzioni competenti a rivedere le regole che presiedono al suo funzionamento”



“Sarebbe inoltre auspicabile - conclude Barbaro - che anche le scuole, in quanto strutture formative, fossero coinvolte nella diffusione di una cultura dello sport capillare, incentrata su principi come l'impegno e la lealtà agonistica, ed orientata alla promozione dell'estrema ricchezza delle discipline sportive”.



ALESSANDRO ARICO’ CANDIDATO VINCENTE. COSTA INDEBOLITO DAI SUOI SOSTENITORI


Le elezioni amministrative sono ormai prossime e guardiamo con molta attenzione a ciò che succederà a Palermo. Le dichiarazioni di ieri di Pierferdinando Casini circa l'anomalia dell'alleanza locale con il PdL e la non esportabilità del modello ad un livello centrale indeboliscono ulteriormente la posizione di Costa e confermano la bontà della nostra scelta”.



Lo afferma Claudio Barbaro Responsabile del Dipartimento Enti Locali di Futuro e Libertà che aggiunge:



Infatti, anche se le elezioni amministrative sono un fatto locale riflesso nelle alleanze politiche, le dichiarazioni di Casini e la mancanza di omogeneità interna al Popolo della Libertà nel sostegno a Costa lasciano presagire la possibilità di un nostro buon risultato”.


A prescindere da ciò, sono convinto che il nostro candidato, Alessandro Aricò, sia vincente: è giovane ed è portatore di una vera istanza di rinnovamento che potrebbe contribuire ad una nuova fase per il rilancio del capoluogo regionale” conclude Barbaro.



VALUTIAMO SE PRIVATIZZARE FINMECCANICA, PER BUON SENSO E PER NECESSITA' DI CRESCITA



"Il pasticcio di Finmeccanica ha raggiunto proporzioni preoccupanti. E' il caso di chiedersi se questa, come altre aziende in cui lo Stato è presente con quote rilevanti, sia una realtà strategica trasparente da mantenere nell'interesse collettivo oppure se, presentando zone d'ombra, debba essere privatizzata.


Queste le parole del deputato di Futuro e Libertà Claudio Barbaro a commento delle recenti indagini che hanno coinvolto Finmeccanica.


E' un'ipotesi da considerare non solo alla luce delle recenti indagini che vedono il Presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsini indagato per corruzione internazionale e riciclaggio, ma anche in ottica di riduzione della spesa pubblica e conseguentemente di incentivo alla crescita economica”


Il medesimo fine che noi di Futuro e Libertà abbiamo perseguito presentando una proposta di legge che propone l'abolizione dei consigli di amministrazione delle società a capitale interamente pubblico con la relativa sostituzione di un amministratore unico” aggiunge Barbaro.



“In tempi in cui un anziano su due vive con meno di 1000 euro al mese, come da recenti dati Istat sulle pensioni, e in cui le famiglie dovranno fare i conti con Imu e forse Imu bis e in cui la pubblica amministrazione è debitrice nei confronti di moltissime micro e medie imprese italiane, un'azione in tal senso è doverosa” conclude il deputato di Futuro e Libertà.



BARBARO INVASORE
 
 
 

 
 


Dell'intervista di Gianfranco Fini rilasciata alla Stampa domenica 22 aprile c.a. condivido soprattutto un punto: il bipolarismo tutto muscoli è già in archivio.

Questo non è un male in sé; la sua efficacia rispetto al sistema su cui è chiamato ad incidere varia a seconda di quanto i due schieramenti siano in grado di rappresentare la sintesi ponderata di una molteplicità di posizioni interne, e di quanto gli esclusi non finiscano per “corrompere” la sana dinamica a due, infiltrandosi e paralizzandola.

La fine del sistema bipolare made in Italy evidente da tempo, ma si è recentemente palesata con le inchieste ancora in corso sulla Lega Nord.

Il fallimento dei due poli sta nel non compiuto dei progetti dei due schieramenti: il Popolo della Libertà non è riuscito a portare a termine la riforma liberale promessa - indicata come elemento costitutivo e cifra distintiva -; la dirigenza della Lega Nord non è stata capace di incarnare con purezza lo stile di vita dell'uomo del nord e di rendere libera e autonoma la Padania, quella strana creatura paganamente venerata (un sorta di no man's land tra due realtà davvero esistenti: il Nord e il Sud d'Italia).

Dall'altra parte il partito di Bersani ha dimostrato che di democrazia si può morire, soprattutto quando questa è solo un aggettivo utilizzato per nascondere il caos interno. Ad oggi il partito democratico non è riuscito ad incarnare il potere del popolo (i militanti) attraverso i rappresentanti scelti (la dirigenza), ma ha lasciato vedere la lotta interna a questi ultimi e tra questi e quelli. La conseguenza? Il Pd ha perso di vista le proprie stelle polari culturali, finendo invece per rincorre questo o quel personaggio capace di dare equilibrio al disordine interno, o di catturare la scena nascondendolo. Si finisce poi per festeggiare le proprie sconfitte con un calice in mano, celebrando la fine di un governo che non si è contribuito a fa saltare.

Allo stesso modo l'appeal degli altri due partiti della foto di Vasto è andato scemando rispetto a dati positivi di qualche tempo fa: l'Italia dei Valori ha dimostrato di dipendere sin troppo dall'antiberlusconismo e di essere a suo agio solo come forza di opposizione, mentre l'identità di Sinistra Ecologia e Libertà si è fatta sempre meno definita, annacquata dalla retorica poetica del suo leader inaspettatamente coinvolto in inchieste che lo accusano di aver replicato un modo di fare politica da Prima Repubblica.

Accertato lo smottamento dei maggiori attori dei due poli, resta un centro da presidiare, luogo dello spazio politico che il Polo della Nazione potrebbe occupare? Non proprio.

Lo dice chiaramente il Presidente Gianfranco Fini ed io lo voglio ribadire con forza: il nuovo soggetto cui si sta lavorando dovrà essere in qualche modo a-geografico, al di là dei concetti di destra e sinistra, con tendenza maggioritaria e riformatrice.

Prima di proseguire e affrontare la questione forma/sostanza, è onesto riconoscere che le ultime due caratteristiche sopra enunciate dovevano essere anche proprie del Popolo della Libertà; fu proprio per questo che venne deciso di farvi confluire la comunità e il bagaglio culturale di Alleanza Nazionale.

Il fallimento di questo obiettivo deve dunque farci riflettere mentre ci avviamo a compiere un nuovo passaggio politico fondamentale: individuarne le cause può consentirci adesso di non commettere gli errori del passato.

Il peccato di origine è stato essenzialmente l'aver dato precedenza a questioni di tipo strutturale, anziché sostanziale. Mentre era chiaro quale fosse la forma che il nuovo contenitore avrebbe assunto, ed erano state stabilite le regole di tutela delle due anime fondatrici (il famoso principio del 70-30 che istituzionalizzato è stato in parte la causa della mancata integrazione), al di là di un tanto generico quanto generale amore per la libertà (di che tipo?), non si era proceduto ad elaborare una sintesi compiuta tra le identità fondatrici, che hanno finito per scavare carsicamente un solco che ha poi portato alla rottura definitiva.

Non è stata, però, solo questione di merito, ma anche di metodo: l'assenza di un principio democratico interno, l'incontestabilità del capo e l'impossibilità di una dialettica interna hanno contribuito ad aggravare la situazione.

Se è quindi vero che anche il Popolo della Libertà aveva come obiettivo il diventare un soggetto maggioritario e riformatore, e non è riuscito a raggiungerlo, allora specialmente in questo momento in cui si valuta la possibilità di creare un nuovo soggetto che sia un polo di aggregazione per riformisti, occorre precisare che al di là della forma è la sostanza che interessa.

E' una banalità sulla quale tutti a parole concordano, salvo poi non applicarvisi quotidianamente: prima (o anche parallelamente) alla costituzione di un nuovo referente dello spazio politico occorre fissare bene quali sono i valori di riferimento, e soprattutto come si declinano nel concreto, cioè rispetto a quelle questioni fondamentali che servono alle persone per orientarsi nella scelta.

La nuova formazione dovrà poter contare su contenuti condivisi, chiari e riconoscibili, capaci di rispondere alle problematiche recentemente emerse e di soddisfare una maggioranza potenziale di elettori che si nutrono di politica attraverso una molteplicità di canali e di linguaggi.

Immagino dunque un nucleo solido, ma al tempo stesso flessibile, in grado di adattarsi allo strumento di comunicazione e ai suoi destinatari, un soggetto in versione 2.0.

In questo senso una classe dirigente nuova sarebbe auspicabile, purché la novità non venga declinata solo in senso anagrafico. Nuove devono essere soprattutto le idee e le soluzioni. Immagino una classe dirigente che sappia sfruttare esperienze personali fatte di viaggi, di letture di grandi autori, ma anche di quelli emergenti, in grado di pensare con i piedi in Italia e la testa nel mondo.

Al fondo di tutto ciò sta la convinzione che la struttura partitica sia a servizio di idee capaci di attraversare tempi e spazi diversi.

 
 

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